7.7.08

Lovely Planet: la Repubblica Ceca




Introduzione

Passare dalla Germania alla Repubblica Ceca è stato un colpo, è stato come ritrovarsi tutto d'un tratto buttati giù dalla prima alla terza classe. Sul Titanic..
È bastato passare il confine per capire che da qui mi sarebbe servita attenzione, si ritornava nel mondo difficile nel quale molto spesso mi sono trovato a vivere.


È stato un colpo, quindi, un colpo col botto: cartelli di lavori in corso posizionati "alla cambogiana" (perchè la Cambogia è dentro ciascuno di noi, sottosviluppati) hanno fatto scivolare me e Rósa dalle stelle alle stalle, o per meglio dire, dalle stelle al brecciolino.. La moto che se ne va, grattandosi su un asfalto mal posto, ed io che la seguo sobbalzando sulla corazza da tartaruga ninja che le mille precauzioni primomondiste mi hanno imposto di avere, abbandonandomi alla visione uggiosa di un cielo uggioso perchè grigio e cieco perchè ceco, ossia senza pietà.



Si ferma un pulmino arrugginito, l'autista mi guarda come fossi una merda secca. Io lo ricambio perchè la sua pelle ha proprio quell'aspetto, segnata da anni di vento freddo ed inclemente sul trattore. L'evoluzione, anzi il progresso dell'uomo, l'ha portato a lasciare i campi per la civiltà ed ora il suo trattore ha pure i tergicristalli.

Rósa è sbucciata in vari punti, io di meno sul corpo ma di più sul cuore. Non riesco ad alzare la moto, ho male dentro, urlo alla merda secca di aiutarmi e quello rimane impassibile, data la sua natura. La compassione (con-passione) è un sentimento sconosciuto in queste zone abituate a costante e silenziosa sofferenza individuale nei campi, più o meno kolchoz, più o meno gulag.



Capisco che l'unica soluzione è comportarmi come loro: mi disinteresso di Rósa, di me stesso, della strada e di chi aspetta; mi disinteresso di tutto, pure di me stesso, mi metto a braccia conserte sul ciglio della strada, rimirando la situazione con indifferenza: nessuno può passare se Rósa è lì al centro del loro piccolo mondo..
Allora, e solo allora, qualcosa si muove: un tamarro baffone con la coda di cavallo e le rughe pure sul fegato scende dal bus e mugola qualcosa verso di me. Non vuole aiutarmi (qui non si aiuta nessuno!), vuole semplicemente andarsene da lì. Potrei fregarmene e nemmeno aiutarlo, sono un po' risentito dall'inumanità locale, ma quello è grosso e continua ad abbaiare verso di me. In due alziamo Rósa: le riscontro vari acciacchi, perde anche liquidi. Il traffico ricomincia a scorrere, nessun cenno di soccorso, nessun cenno di saluto, nessun cenno di vaffa. Solo ed unicamente indifferenza.

Rósa ed io ripartiamo con difficoltà, Rósa ed io vorremmo tornarcene da dove siamo venuti, in Germania, o ancora meglio, a casa.

Ma "non c'è male che per bene non venga" e allora il nostro sforzo viene ripagato da Praga, città di una bellezza strabordante dei ponti e dei palazzi
nel centro storico, delle vie ciottolate e delle luci gialle dei lampioni.........















.........che non maschera, al di fuori di esso, la propria "moderna" identità socialista.












Cosa Vedere/Fare

Kafka, la Skoda ed i caffè Ebel. La piazza dell'orologio e quella S.Venceslao. Magari una fabbrica di birra, ricordando che costa meno dell'acqua, dell'acqua della Coca-Cola.



Le viuzze senz'anima del centro, trappole per turisti dal ricordino facile.



La vita quotidiana della Praga popolare, con gli herna bar dove si gioca d'azzardo e si vincono milioni di Corone locali e i topless bar dove si spende tutto quello che si è vinto e si mette in mezzo anche la corona.
Vivere la promiscuità sessuale di donne forti, sane e muscolose, abituate a subire, abituate a lottare. Donne dalle spalle larghe ed i tratti spigolosi, dagli occhi grandi e belli come il mare.



Le splendide volte art deco della stazione centrale, sotto cui si staglia il mercato dell'usato più bello che abbia mai visto (capi vintage anni '80 dell'est europa... da impazzire!) e sotto cui tossici di ogni estrazione si scaldano la dose giusto accanto a sofisticate signore col cappellino intente a sorseggiare un ottimo cioccolato con panna.





Il fitto reticolato delle rotaie dei tram e di ogni linea tirata con lo scopo di guidare l'identità individuale.






Dormire

Da Bella, la mia amica inglese conosciuta in Cambogia, nell'Appartamento Spagnolo, il sogno realizzato di ogni studente Erasmus.




Mangiare

Un pezzo di "vera" pizza al taglio romana alla Pizzeria Giallorossa.



Altrimenti il gulash in qualche bettolaccia per muratori.


Divertimenti


Passeggiare dovunque non sia il centro e rimirare la follia della vita locale.


Spirito Nazionale

La Becherovka. Inginocchiatevi tutti davanti alla sua maestosità.




Spirito Europeo

I cechi non vogliono fare altro che diventare ricchi e pensavano che l'Europa gli avrebbe portato tanti euri tutti per loro su un trattore dorato. Vogliono centri commerciali (una bella Conad) e macchine grandi (un SUV della Skoda), vestire bene (da Tagliacozzo) e mangiare sofisticato (le patatine del Mc Donald's).
Purtroppo i soldi non crescono sugli alberi e nemmeno sottoterra tra i tuberi che si coltivano nelle campagne ceche. E allora ora i cechi sono diffidenti, si mettono a criticare questi europei che li hanno illusi solo per rubargli le donne con più facilità e tutte le altre bellezze che questo luogo fantastico offre (?).

Sì, vi abbiamo inculato, cechi.

E ora venite a protestare bussandoci alla porta, con le orecchie a sventola e la fronte spaziosa, il ciuffo insalivato ed cappello stretto stretto tra le mani.



Libri

Henry David Thoreau - Camminare


La Parola Di Nico


Te l'avevo detto io di non seguire mai i cartelli ma il tuo istinto di motociclista... Ma allora devo desumere che sia vero quello che si dice in giro su di te ai motoraduni, e cioè che non hai realmente fatto in pinna il tratto Copenhagen-Capo Nord nel 2003 come mi hai raccontato per convincermi a curare questa rubrica... Non so più che pensare!

Lovely Planet: la Germania




Introduzione


La Germania si può rappresentare con la sua squadra di calcio: solida, mai appariscente o fantasiosa, ma tenace. E poi, nel bene o nel male, arriva sempre in fondo.

La Germania rimane quella che prendiamo in giro noi italiani, un po' rigida ed ingenua, quasi pacioccona. Ci fanno tenerezza quei tedeschi a cui cadono gli occhialini dal naso, che si imbarazzano con poco e che non riescono a ridere di gusto senza vergognarsi, che non riescono proprio a vedere oltre alla realtà delle cose.

La Germania semplifica la vita ai suoi abitanti abbracciandoli in una morsa in cui è dolce morire: lo Stato è presente in ogni periodo della vita, in ogni momento dell'anno, in ogni fase lunare, in ogni ora del giorno e della notte. Lo Stato c'è e ti sorride benevolo dall'alto, che se stai bene non fai casini e produci di più e con più gioia. Ecco la ricetta tedesca: tutti dentro, sorridenti. Un effetto collaterale può essere la creazione di una societa di carciofoni, ma meglio quella o una in cui non ci si può distendere un secondo senza essere aggrediti, più o meno fisicamente?
Quello che si nota è che i tedeschi vogliono vivere in pace, sereni. C'è molta fiducia nel futuro e c'è voglia di cancellare il passato: si figlia in quantità, c'è poca disoccupazione e anche gli immigrati vengono inglobati nel Sistema e diventano "buoni". Così facendo, essi si ritrovano a sentirsi parte di una grande famiglia che non è la loro ma che li fa sentire bene; e allora ci si accomodano e diventano mansueti: anche i quartieri turchi a Berlino sono tranquilli, nonostante i kebab possano essere considerate delle vere e proprie armi di distruzione di massa.

Per capire questa sensazione che si respira nell'aria, basta pensare al film dei Simpson, quando Bart
, costantemente deluso dall'inaffidabilità di Homer, decide di abbandonarsi alle cure di Flanders.



Sì, sarà una schiappa, però........ Però almeno su di lui ci posso contare! Ed ecco che il turco diventa volentieri tedesco seguendo corsi gratuiti di lingua, cultura e avviamento professionale; il tossico si riabilita nei centri statali che non ghettizzano; lo squatter rimette a posto lo stabile occupato coi fondi che può richiedere, registrandosi, allo Stato il quale gli concede lo stabile in concessione per decenni con la possibilità di fare attività culturali. Registrati, emergi, e ti sarà dato.

La cultura, si diceva. In Germania la cultura, come il verde e l'ecologia, sono un valore. Ma non nel senso idealista del termine: sono un valore nel senso più concreto poichè generano soldi, guadagni, per chi se ne occupa. È bastato introdurre delle logighe di mercato in questi settori
(bruciando in contemporanea i fricchettoni) e, con un po' di supervisione, il gioco è stato fatto. Per strada si vedono locandine per ogni genere di mostra, spettacolo teatrale, convegno, concerto. E la gente accorre.
Non importa sapere il perchè si vada (quello te lo dice la campagna pubblicitaria sui media), basta andare, perchè in fondo ci vanno tutti. E vedrai che
alla fine qualcosa ti rimane anche nell'animo..

Nelle città il verde è dovunque e costituisce il punto nevralgico su cui strutturare un piano regolatore sostenibile. Nelle campagne, poi, boschi lussureggianti ma ordinati sono dappertutto e sono motivo d'orgoglio delle differenti comunità. E la gente rispetta la natura.
Non importa sapere il perchè si rispetti (quello te lo dice la campagna pubblicitaria sui media), basta farlo, perchè in fondo lo fanno tutti. E vedrai che alla fine qualcosa ti rimane anche nell'animo..





Per non parlare poi delle centrali eoliche, sparse dappertutto. Niente opposizioni no-global per queste decisioni, perchè chi fa queste scelte ha la massa dalla sua.
Non importa sapere il perchè si pensi che l'eolico sia buono (quello te lo dice la campagna pubblicitaria sui media), basta apporvarlo, perchè in fondo lo approvano tutti. E vedrai che alla fine qualcosa ti rimane anche nell'animo..

Forse la Germania non ce la farà, ma almeno ci ha provato, a suo modo.

Come Bart alla fine sceglie di andare in moto con Homer e salvare Springfield, così la Germania non può essere leader mondiale, proprio per questa sua eccessiva rigidità radicata in tutte le strutture della società. Un intoppo all'ingranaggio studiato a tavolino per mesi ed il cervello va in tilt, come lemmings vanno incontro alla loro fine, ciechi, seguendo il lemming che li precede.

Bart e Homer invece, si salvano perchè abituati a compiere quotidianamente ogni tipo di peripezia.




Cosa Vedere/Fare

A Bonn:
I parchi, quando c'è il sole.
Prendere un gelato, quando c'è il sole.
Fare un barbecue con gli amici, quando c'è il sole.



Berlino, quando c'è il sole, è davvero affascinante, a volte sembra una città abbandonata dove il calore te lo devi andare a cercare scontrandoti (più che incontrandoti) con la gente nei bar, nei cunicoli dei palazzi diroccati, nelle mostre in gallerie tutte legno e vetro, nelle strade deserte in una notte fredda e scura..

















Berlino trasuda voglia di cambiamento e riscatto e la gente vive e la vive con amore. Ora.





La Germania intera si porta dietro una storia tragica che nessuno vuole più ricordare. In fondo, moltissime persone non sanno neppure se ci sia ancora
qualche maledetto pezzo di maledetto muro, da qualche maledetta parte.
Comunque, si augurano di no.


Dormire


A Bonn vicino alla stazione ferroviaria, nella dolce e sconclusionatamente organizzata alcova d'amore di Isabella.
A Berlino vicino al giardino botanico, nella dolce e sconclusionatamente organizzata alcova d'amore di Rohini.


Mangiare

Wurstel, kartoffen e schnitzel.
Kartoffen, schnitzel e wurstel.
Schnitzel, wurstel, kartoffen.

Da digerire con un ottimo amaro Revinetto!




Divertimenti


Una festa africana o turca, un ballo tipico andino in un ristorante etnico malesiano.


Spirito Nazionale


La borra. La migliore è quella dei preti, in stile belga. Fiumi di borra..




Spirito Europeo


I tedeschi sono da sempre grandi sostenitori dell'Europa unita in quanto la loro economia forte e ben equilibrata aveva troppo bisogno di uno sfogo esterno, in mercati deboli. Così, dopo Derrick siamo costretti ora a subire il Commissario Rex.



Bau! Bau! Bauhaus!



Libri


Heinrich Böll: 'L'onore perduto di Katharina Blum


La Parola Di Nico



Vai liscio come l'olio sulle strade tedesche, Luca! Ma attento ai controlli di velocità ogni cazzo di metro e alla rigidità degli automobilisti.. Col giallo inchiodano per paura della punizione divina, questi mammalucchi!

Lovely Planet: l'Olanda



Introduzione

Sono passati ormai centinaia e centinaia di anni da quando l'impero romano arrivò nell'odierna Olanda. Proprio in quelle lande desolate, sommerse dall'acqua, decisero di creare il più grande parco di divertimenti mai visto da Caligola in poi. Sarebbe stato addirittura più grande di Gardalandium, fondato poco prima nei pressi dell'odierna Verona.
Venne così fondata Amsterdamium, che in latino significa "riso, risata, sabay, benessere fisico e mentale", che poi credo sia lo stesso anche da noi.

Amsterdamium diventò quindi la Mecca cristiana del divertimento, dell'eccesso, della trasgressione. Ragazzi da tutto l'impero si mettevano in viaggio per giorni pur di avere l'opportunità di vivere un esperienza indimenticabile dentro alle mura segrete di Amsterdamium.
Però, Amsterdamium non era per tutti ed accedervi era difficile poichè i romani de Roma volevano tenere questo piacere oscuro tutto per loro.


Nel medioevo, poi, Amsterdamium fu messa a ferro e fuoco dagli antichi belgi, in collera per non avervi trovato patata decente. Eppure nella città la patata era in vendita, e di ottima qualità. Si poteva addirittura scegliere, le signore ti mostravano senza pudore tutta la patata a disposizione, ma non ti facevano mai toccare aggratis. Ed è proprio questo che mandò su tutte le furie i vecchi taccagni cattolici belgi, abituati ad avere tutto senza sborsare un quattrino, se non per ottenere indulgenze.

Il fuoco fatto divampare dai belgi si espanse nelle campagne circostanti e bruciò tutta l'erba presente.
Il fumo avvolse per anni la zona. Verdastro, denso, penetrò insistentemente nei polmoni di generazioni di amsterdamiti ai quali incominciò a girare la testa: i pensieri si fecero pìu annebbiati, ma anche più profondi e sereni.
Da qui il nome Olanda, cioè la landa in cui non si può non rimanere estasiati dall'eccezionale clima che si respira insieme al fumo: "ooooh!".

And everything is going to be alright.



Cosa Vedere/Fare

Amsterdam e i suoi canali. Il museo di Van Gogh.
Utrecht e i suoi canali.
Il museo di Van Gogh.
Maastricht e i suoi canali. Il museo di Van Gogh.

E poi quei posti in cui si vende il caffè.
Il museo di Van Gogh.






Dormire

A Maastricht nella dolce alcova di Andrea, rifugio di anime e corpi alla Brookeback Mountain.
A Utrecht per terra nel soggiorno di un'amica di un amico di un'amica, su un materassino che non ho nemmeno avuto la forza di gonfiare.
Ad Amsterdam da Ilaria, senza ricordare il dove ed il come. Comunque mi sono svegliato il giorno dopo quindi nessuna paura.



Mangiare

Le ciambelle arancioni della regina, zucchero allo stato brado.
I cartoni take away asiatici, deliziosi ed economici.
Gli involtini vietnamiti, fritti e rifritti.
Il kebab del Kapadocia, un tuffo nel cuore dell'Anatolia.
La cena tipica greca in un ristorante gestito da russi.
I panini supersalutisti nella zona cool di Amsterdam, perchè non si vive di sola merda.




Divertimenti

Il vero sballo, il più puro divertimento in Olanda è fare qualcosa di non divertente.






Spirito Nazionale

Forse la birra. Non ricordo.
Comunque non si va in Olanda per bere, sporcaccioni!


Spirito Europeo

Tra i maggiori sostenitori del sogno europeo, gli olandesi si trovano ora a dover compiere un drastico cambio di rotta, dovuto forse al fatto che in Europa non sono tutti olandesi e quindi le cose non vengono fatte con criterio.
L'inettitudine dei governanti europei, la totale assenza di un progetto politico ora che ci ritroviamo tutti dentro il calderone a rimirarci e compiacerci di aver realizzato il sogno europeo, ha stizzito la popolazione olandese, abituata a fare le cose presto e bene, e con criterio.


Libri

Jack Kerouac - I vagabondi del Dharma


La Parola Di Nico


Strade super e poco traffico, zero pendenza e grandi paesaggi. Mucche, prati e nuvole. Viva l'Olanda!

Lovely Planet: il Belgio




Introduzione

Il Belgio è quella macchia di grasso tra la Francia e l'Olanda. Le sue chiazze arrivano fino al mare ma nessuno se n'è mai accorto.
Il Belgio è spaccato in due, tra montoni e valloni. In mezzo c'è un fiumone e dei pratoni e tutti, sia montoni che valloni, si vanno a fare un bel bagnone là quando decidono di fare i weekendoni.
Il Belgio è un Paese piccolo che ha manie di grandezza. A casa mia si chiama compensazione.

Il Belgio è una repubblica fondata sulla patata.
Il Belgio è una monarchia.
Il Belgio è una monarchia in cui la regina è una patata e anche l'ultimo dei friggitori di patate si sente re.

Fritta, lessa, al forno; intera, a cubetti, a striscioline; col ketchup, con la maionese, con la salsa rosa, con la salsa samurai, con la salsa fresca, con la panna acida, con la salsa messicana, con la salsa e merengue: le patate come non le avete mai mangiate si trovano qui, in Belgio.
Panini imbottiti di patate sommersi da una montagna di patate e con contorno di patate. Ah, che leccornia!

I belgi sono dei buongustai quindi, con qualche problema di misure e la conseguente necessità di compensare. Vivono felici sia in Belgio che all'estero perchè amano la patata e amano goderne a fondo, pienamente. Se le vanno a cercare in cima ai monti sperando di incontrare la bionda Annette; se le vanno a cercare in mezzo al mare, nelle isolette più sperdute dei tropici, sperando di non incontrare troppa concorrenza.
I belgi sono quindi dei pionieri, dei cercatori. E la patata è la loro pepita d'oro.
Quando trovano un bel filone si affrettano a chiamare amici e compagni da casa ed incominciano a scavare tutti insieme, anche con le mani nude per quanto bramano la pepita. A volte vanno così in profondità che la pepita che trovano è appena formata, è ancora acerba: ed è lì che loro trovano il massimo del piacere, ritrovando la loro infanzia nella freschezza altrui. È il delirio dei sensi, ed il modo migliore per festeggiare è consumare e possibilmente fare filmati.

In caso di mancanza di patata, i belgi si lanciano alla ricerca dei deliziosi cavoletti, che gli danno alla testa ancor di più.

Malati.


Cosa Vedere/Fare

La Grand Place da favola per bambini e la statua-fontana di un piccolo ometto che diletta i turisti col pistolino di fuori.
Le cioccolaterie per la gioia dei bambini, le birrerie per la gioia dei papà, le gioiellerie per tenere le mamme occupate mentre il padre ubriaco si aggira intorno alle cioccolaterie.










Dormire

Dormire a casa del principe Contarini, stanza privata con bagno, tutti i confort a totale disposizione. Farsi un bagno lungo 2 ore, ascoltare jazz ed utilizzare indegnamente la linea internet.
Pettinarsi meticolosamente, specchiarsi nei propri occhi, ammirando le rughe e contemplando la bellezza del nomadismo.


Mangiare

Quel tubero di cui non ricordo il nome. E dei panini mastodontici con dentro ogni tipo di carne e ogni tipo di salsa.




Divertimenti

I parchi per bambini sono un divertimento anche per gli adulteri.


Spirito Nazionale

La birra belga è famosa come la patata, solo che questa è meno polivalente. In questo campo, i frati sono gli assoluti dominatori della scena, perchè sanno aspettare, aspettare, aspettare. Probabilmente c'è disponibilità di tante suore in Belgio.


Spirito Europeo

Sillogismo:
Il Belgio è una monarchia fondata sulla patata.
Bruxelles è la capitale del Belgio e dell'Europa.
L'Europa è un'unione fondata sulla patata.






Libri

Henry David Thoreau - Disobbedienza Civile


La Parola Di Nico


Le strade sono ben tenute e offrono grandi paesaggi. Attenzione però ai vecchi ai bordi delle strade che richiedono soccorso: molto spesso gli sfuggono delle saponette di mano! Parola di Nico che ne ha raccolta una...

Lovely Planet: la Francia



Introduzione

La Francia è il Paese dei francesi.
I francesi sono gli abitanti della Francia.

Sembra inutile ribadirlo, ma quando ci si trova in Francia tutto diventa "alla francese", qualsiasi aspetto della quotidianità acquisisce una patina diversa perchè si è in Francia e bisogna farlo alla francese. Solo lasciando il Paese ci si accorge di quanto questa attitudine sia radicata negli autoctoni e di quanto non se ne possa prescindere.
Il culto della storia nazionale, delle loro origini, di Asterix e Obelix, dei re, della rivoluzione, di Napoleone, dell'impero e delle colonie, delle lotte studentesche di piazza, è frutto di un nazionalismo sfrenato e passionale dovuto all'amore per la loro identità: la Marianna, la bandiera, la liberté égalité fraternité.
In questo modo, la Francia si è proposta al mondo come l'alternativa europea agli Stati Uniti ed in fondo la sua grandeur può essere accostata all'atteggiamento megalomane dei cowboy d'oltreoceano.
I francesi ignorano qualsiasi cosa sia al di fuori dei loro confini nazionali, tanto quello che c'è da loro è comunque meglio. I francesi esportano la loro cultura all'estero con cieca arroganza tentando di imporla perchè ritenuta superiore, cercano di ricreare tutto quello che è "casa" e riunendosi in essa. Le radici, Mamma Francia che dolorosamente si lascia per garantirne il buon nome e la supremazia anche all'estero.

Purtroppo (o per fortuna), il fallimento è insito proprio in questa sua natura di autocompiacimento, un cancro narciso che non ha permesso ai francesi di essere abbastanza pragmatici dall'evitare di specchiarsi ogni 5 minuti in loro stessi e pianificare qualcosa di veramente efficace per il mondo. Perchè, anche se quando incotrano gli italiani hanno reale timore di loro e si fingono puri alsaziani, biondini e razionali, i francesi hanno anche sangue latino che gli fa rivestire le macchine di ninnoli e interni tigrati, di essere pacchiani nel vestire, nel gesticolare, nell'essere fuori le righe quando vivono le emozioni.
Da questo calderone viene fuori quella patina a cui si alludeva sopra. Sembra che ogni cosa in Francia sia sotto le luci di un riflettore di Hollywood, che il modello sia quello del vivere bellamente, come i canoni di bellezza francesi impongono. Sì, perchè le cose in Francia vengono imposte.
Anche i clochard sono belli arruffati; i contestatori sono abbigliati come li vestirebbe un costumista cinematografico e gridano slogan orecchiabili anche nelle pubblicità; i poliziotti sono impeccabili, superaccessoriati e tecnologici (e di nero vestiti) come in un film di Schwarzenegger; i signori per bene si mettono la baguette sotto l'ascella come da cartolina, siedono ai caffè come da cartolina, sono accaniti fumatori come da cartolina.

Lo Stato è presente, temuto, rispettato, osannato. I flick (guardie) sono in ogni dove e, in nome della sicurezza francese, sono autorizzati ad entrare impunemente nelle vite altrui. Il controllo, stretto. L'imposizione, col sorriso smagliante. E la gente vive nel timore bello e bellamente riga dritto.

Con questo non voglio insinuare che la vita in Francia sia brutta o difficile, secondo me è un Paese dove la qualità della vita è alta e si vive bene, nonostante tutto. Come in America, del resto.
Le persone che ho visitato vivono e lavorano con soddisfazione e riescono ad esprimersi come desiderano, come non riuscirebbero in altri Paesi. Come in America, del resto.
I francesi sono multicolori e multisapori, sono un contenitore in cui tutti possono rifugiarsi. Come in America, del resto.
La gente è spinta a fare, a lanciarsi, ad investire, a produrre per la grandezza francese. Come in America, del resto.
La Francia ha successo per tutti questi motivi ed io, quasi invidiosamente, mi continuo a domandare come abbiano fatto i francesi a diventare dei giganti mondiali se sono gli stessi che hanno inventato il profumo solo per coprire i cattivi odori, riuscendo così ad evitare di lavarsi. Bestie.

La Francia: vivere la vita con entusiasmo, controllato.


Cosa Vedere/Fare

La Francia è il più bel Paese al mondo. A detta dei francesi.
La Francia è il Paese più vistato al mondo. A detta non solo dei francesi.

Come la cultura, anche la natura è la migliore di tutte:

ah........ la campagna francese...........









ah........ la montagna francese...........









ah........ Paris......... La più bella città in assoluto "perchè sì" per i francesi: les boulevards, la Seine, les bateaux mouches, saint gérmain, montparnasse, pigalle, le marait, le louvre... Tutto suona bene in Francia, se pronunciato con la loro proverbiale boccuccia a culo.










Dormire

A Grénoble da Valerio, il mio amico di sempre, quello che quando ci dormi accanto ti dà conforto.
A Parigi da Hugo a Saint Gérmain, in super centro, in una stanza mansardata di 7 metri quadri senza bagno, dove per fare la doccia tocca bussare (ed intrattenersi in chiacchiere) col vicino.
A Parigi da Axel in zona 21, mobili Ikea sommersi dal suo delirio di onnipotenza.


Mangiare

La raclette, la tartiflette, la crêpe, la moutarde de Dijon, ecc, ecc.
I francesi non sanno cucinare la pasta: la sviliscono, forse per svilire tutta la nazione italiana, servendola, scotta, come accompagnamento a uno di quei pesantissimi piatti con mille salse. Gli gnocchi li mettono nell'insalata.

I francesi mangiano spesso con avidità dalle scatolette e non sanno prendersi il loro tempo per cucinare: "
ed io che credevo che il soffritto non servisse a nulla.. E poi il sugo così tirato è più buono. Incredibile!" mi è stato detto.
I francesi non riescono a condire l'insalata senza appesantirla: "ci hai messo solo olio, sale ed aceto ed è così buona. Incredibile!" mi è stato detto.
I francesi non sanno che in Italia si produce e consuma vino: "proprio come da noi! Incredibile!", mi è stato detto.


Divertimenti

Di tutto e di più. Comunque si beve parecchio e ci si annebbiano i pensieri.
Le francesi se la tirano alla morte ma se lo possono permettere. Tanto, sotto sotto, ci amano.


Spirito Nazionale

A Grénoble la fa da padrone la Chartrouse, liquore alle erbe prodotto dai frati i quali preservano la tradizione centenaria di far ubriacare i fedeli per fare proselitismo. Secondo me paga.
La tecnica di bevuta è sempre la stessa: alto-basso, alto-basso = Chartrouse-Birra, Chartrouse-Birra. E tutto fila poi.


Spirito Europeo

I francesi hanno inventato l'Europa. Chiamatela come vi pare, tanto si legge Francia. Tutto il resto è noia.


Libri

Antoine de Saint-Exupéry - Il Piccolo Principe


La Parola Di Nico


Fiori in ogni dove, mattoncini
sempre lucidi nelle case dei piccoli villaggi, separatori di corsia gentili, cartelli che segnalano qualsiasi cosa, messaggi di benvenuto e di arrivederci in ogni dove. Questa è la strada statale francese. Bigotta.
Al di fuori dei centri abitati, prati verdi verdi, cielo blu blu. La strada scivola via con piacere, scala in quinta, dai gas e fai andare la sesta.

5.7.08

Raggi XXX

In questo mondo globale, in cui niente è solo tuo ma tutto va condiviso, tutto il passato trova nuova forma e nuova vita.

Una volta c'erano i
goggles (occhiali) in cui potevi avere la visione della fica da vicino attraverso un sofisticatissimo sistema inventato probabilmente da Mr. Tarocò.




Oggi c'è google (occhiali) e la visione della fica la puoi avere davvero da vicino. Basta zoomare!

http://maps.google.it/maps?f=q&hl=it&geocode=&q=strada+dei+campi,+34072+gorizia&sll=41.442726,12.392578&sspn=12.512418,20.478516&ie=UTF8&ll=45.910313,13.506719&spn=0.090774,0.159988&t=h&z=13

*L*

3.7.08

Europa Europa

Durante la mia lunga parentesi asiatica mi sono ritrovato ad avere nostalgia del vecchio continente. Paradossalmente, ma del resto come sempre mi è accaduto, l'attrazione per il diverso, l'esotico, l'irraggiungibile, ha avuto la meglio su di me. Dovevo avere l'Europa e l'avrei avuta.
Quindi, una volta ritornato all'ovile, ho avvertito quella irrefrenabile voglia di rendere visita a persone e luoghi a me cari nel continente in cui sono nato ed in cui credo (?), rievocando la grandezza della sua storia e cultura millenaria, tutta concentrata in poche migliaia di km.

Migliaia di km?! Rósa, che ne pensi?
Lei se ne stava lì, indifferente come se la cosa nemmeno la toccasse. Ma io sapevo che dentro scalpitava ed è bastato uno sguardo d'intesa per capire che la cosa si sarebbe davvero fatta. Wow. Sulla strada insieme, Rósa! Io&Te!

Allora ho contattato tutti gli amici che avevo desiderio di incontrare in Europa, amici vecchi e nuovi, amici italiani e stranieri, amici della fangosa Cambogia, della paella Spagna, di quella gravida Bangkok, di quella mamma sudata Roma.
Ho sentito il bisogno di raggiungere queste persone a casa loro, dimostrargli il mio profondo affetto bussandogli - toc! toc! - alla porta, inserendomi nella loro routine piccola piccola ma speciale speciale, senza alcuna pretesa di visitare, uscire, bere, dire, fare, baciare, lettera o testamento.
Niente.
Fate il vostro gioco, rien ne va plus, e io sarò sorridente al vostro fianco. Portatemi al baretto che amate, dal fruttivendolo che ha quelle mele dolci che vi piacciono tanto, fatemi parlare con la vostra vecchia vicina in una lingua che non conosco, portatemi sul fiume/nel parco/nell'angolo di cielo che vi fa aprire il cuore; fatemi conoscere mamme e papà, mogli, mariti, fidanzati/e, amanti e figli.
Datemi la vostra vita normale, voglio vedere come ve la cavate, come affrontate i cento quesiti del nuovo millennio (o i mille quesiti del nuovo secolo) e come riuscite a farli convivere col quotidiano, come interpretate l'Europa e come siete europei in Europa. Avrò sicuramente molto da imparare.
Datemi la vostra vita normale, che io non ne ho una da tempo, sono Luca la sanguisuga e voglio tutto. Vi vengo sotto casa e batto cassa che Puccio s'è stufato d'aspettare.



Siete pronti? Siete caldi? Ànchio.

Alice, Valerio, Alessio, Axel, Hugo, Vincent, Lorenzo, Adrien, Annemarie, Andrea, Ilaria, Isabella, Rohini, Bella, Katcha, Borbora, Sari, Flavia, Valeria: ditemi che avete un letto, un materasso, una vasca da bagno, un terrazzo, un pavimento per me; ditemi che volete schiudermi i segreti delle normalità delle vostre vite. Fatelo, ditemi sì, ora!

Ok, allora si parte. Il 16 aprile, mercoledì. Deciso. Subito dopo la disfatta elettorale, così avrò un'altra buona scusa per andare. Non si va oltre, Luca, non si rinvia più. E tu, Rósa, preparati che sarà dura.

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La sensazione che si prova ad essere sulla strada, da soli, in luoghi sconosciuti, esclusivamente con la tua amata moto e quell'inutile fagotto di sicurezze (leggi scaccia-preoccupazioni) legato al seguito, è qualcosa di difficilmente descrivibile. Diciamo che quando ci si trova nel mezzo del mezzo del più remoto nulla viene davvero voglia di gridare al cielo un cavernoso "Yoooooooop". È la liberazione più pura, è il vento sempre in faccia e sul corpo, il suo fischio costante nelle orecchie che riesce, invece di disturbare i tuoi pensieri più silenziosi, a parlarti e consigliarti. È la vibrazione della moto che ti segue fedele anche quando sei arrivato a destinazione da un pezzo, è la fitta alle giunture dei gomiti, delle nocche, delle vertebre, delle palpebre, delle chiappe dilaniate da una sella comunque più comoda del mio divano.
È la neve e la spiaggia, il passo di montagna e il lago enorme e azzurro; è una sventagliata di odori e colori quando si passa tra i campi brulli o tra le spighe mosse dal vento, tra le rigogliose foreste verdi, tra le acque di un fiume giovane e vivace. È la vita degli insetti e degli animali selvatici che si affannano per garantire la sopravvivenza (ancora state SOLO a quel punto??? Ma l'avete letto l'ultimo Vogue che cosa dice a riguardo?!), è la vita umana fatta di piccoli borghi curati e di piccoli borghesi che curano metodicamente la loro automobile al sabato dopo pranzo; è la vita umana abbandonata in zone di frontiera abbandonate proprio ora che la frontiera è stata abbandonata. È il sorriso di denti cariati di un bambino che tira calci al pallone sulla sua casa gia mezza diroccata; è il Love Paradise Inn accanto al benzinaio per camionisti, è i lavori in corso, le buche, i segnali, i controlli, le aree di sosta con acqua potabile e quelle senza, è il disgustoso panino slovacco, più verde degli spettacolari boschi che si hanno di fronte, è l'incomprensibilità del quotidiano per chi ci passa attraverso senza aver tempo o voglia di fermarsi.

È il motore che scoppietta e ti fa galleggiare nell'aria fresca del secondo pomeriggio, è il motore che ruggisce e va, inarrestabile, controcorrente; è l'andatura controllata per preservare il motore, è il ritmo serrato degli ultimi km che strazia il motore. È la sfida cieca ai camionisti barbari, alle auto nevrotiche, ai camper hippy; è il rispetto degli altri motociclisti che si domandano perchè viaggi da solo, è la piena adesione alla tribù dei biker pur essendone l'antitesi. È l'olio sulla catena prima di partire, è il lavaggio completo all'arrivo, è la conta dei moscerini sulla visiera e sul fanale; è la giacca pesante e corazzata, è il paraschiena che funge anche da panciera; è l'illucchettare e allarmare tutto il possibile, è il bacio della buonanotte quando ci si deve lasciare per riposare.

È il penetrare inosservato in perfide città nemiche e colpirle al cuore, studiare i loro movimenti per scoccare il colpo mortale; è trovarle impreparate ed imbarazzate, seminude, arruffate. È sverginarle. È il brivido di profanare con la targa ROMA luoghi a Roma avversi (tutti), riaffermare la supremazia dell'impero perduto con una serpentina nel traffico del lungosenna, del lungodanubio, del lungoreno, come se fosse il tratto di lungotevere a Regina Coeli (Regginacèli); è lo sguardo di compassione riservato ai motociclisti locali e il conseguente invito a leggere, bene, da dove vengono questa moto e questo cavaliere.

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Ecco la lista delle tappe effettuate:

Roma
Genova
Torino
Grénoble
Parigi
Bruxelles
Maastricht
Utrecht (*)
Amsterdam (*)
Bonn
Berlino
Praga
Slovacchia
Budapest
Croazia
Ljubljana
Trieste
Venezia
San Leo/San Marino
Roma

(*) tappe effettuate in treno per comprensibile impossibilità di guidare alcunchè, nemmeno il mio Io.

Tempo impiegato:

48 giorni
7 ore (*)
43 minuti (*)
12 secondi (*)

(*) inventato.


Km percorsi:

6211 (*)

(*) questi prodotti potrebbero essere surgelati a causa di scarsa reperibilità stagionale.

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Rientrare i confini italiani da motociclista, dopo tutti questi km spesi in Europa, mi ha dato una chiara impressione di come il nostro Paese si sia lasciato andare coscientemente ad una deriva tragica e decadente, plateale, stanca: non siamo terzo mondo, ma nemmeno più primo, e nel dichiararlo mi attengo solamente ad un'analisi della condizione delle strade, della relativa segnaletica, delle misure di sicurezza, dei controlli, della prudenza alla guida, delle infrazioni effettuate. Delle fottutissime buche.

Comunque, questo lo sapevano già tutti e, come si sa, io amo per ego differenziarmi ed essere una voce fuori dal coro, quindi ho pensato a come farlo anche questa volta (Narciso): dopo aver smaltito, o almeno arginato, gli effetti deleteri delle vibrazioni sulle giunture e sulla schiena ho pensato di poter creare una mia personale guida dell'Europa, quella visitata: 11 Paesi, in ciascuno dei quali ho lasciato un mio pezzo di cuore e condiviso tanto con persone di grande valore.

E allora, benvenuta guida Lovely Planet (RL) dell'Europa!





*L*

6.6.08

Rósa

Quel pomeriggio entrai nel salone quasi per disperazione. Il luogo mi era stato raccomandato da un amico che lo frequentava spesso. Mi aveva detto: "vai tranquillo, lì troverai quello che cerchi". Ed io, tranquillo, avevo suonato il campanello.

La persona che mi accolse aveva la faccia rotonda e sudata, capelli lunghi ma radi, persi ormai nella memoria. Le esperienze segnano e lui sembrava averne avute abbastanza. La sua scarsa altezza veniva compensata da una ricca riserva di grasso sui fianchi che gli conferiva un'andatura caracollante ed un'aria da buono-cattivo, un animale mansueto che è stato costretto dalle circostanze ad essere feroce, suo malgrado. I suoi occhi, spenti, guardavano in basso, come se nelle scarpe ci fosse la verità vera sulla mia persona. "Esperienza", pensai.

Ogni passo faceva ondeggiare quello stanco galeone alla deriva. Il parquet centenario non aveva più venature né voglia di scricchiolare sotto quei passi stanchi e sempre uguali, avanti ed indietro, indietro ed avanti, del vecchio trasbordatore di anime perse.

Nel corridoio lungo e buio si susseguivano ritratti antichi: uomini chiari con baffi scuri, donne dalla vita stretta e dalle gonne larghe. Drappi di un rosa opaco accompagnavano il nostro passaggio formando un mare di ricordi in cui uomini di ogni tempo si erano lasciati annegare.

Il rumore dei nostri passi si fece sempre più forte e anche nella stanza il trambusto si fece più rumoroso. Probabilmente si sgomitava per trovarsi in prima fila una volta che la porta scorrevole si sarebbe aperta; riuscii a distinguere rumori acuti, eccitati, pieni di speranza, risatine sommesse e lunghi sospiri.

Arrivammo davanti alla porta dietro alla quale si trovava ciò per cui ero venuto.
In questi casi, i convenevoli servivano a ben poco e l'uomo lo sapeva bene. Sapeva anche che là dietro, chi con le sue curve mozzafiato, chi con la sua carenatura da urlo, quelle ragazze avevano un punto forte da giocare e lo avrebbero fatto valere, ad ogni costo. Loro volevano me forse più di quanto io non volessi loro: la caccia all'uomo era aperta ed io da predatore incominciai a sentirmi preda.

L'uomo mi guardò per la prima volta negli occhi, inespressivo. Aprì la bocca quanto bastava per annunciarmi: "Benvenuto nel nostro salone. Passi un buon pomeriggio, Signore".

La porta finalmente si aprì. Ed eccomi là, sulla soglia, ad essere sommerso da tanta opulenza: profumi e colori penetranti, abbaglianti, mi fecero quasi sobbalzare. Erano tante, belle, grandi, potenti, impegnative. Non avevo mai visto niente di simile finora.
Mi furono subito addosso. Sorrisi, imbarazzato, cercando di incontrare gli occhi di tutte per cortesia e necessità, scorgendone poi altri curiosi in seconda e terza fila mano mano che riuscivo a penetrare quella fitta massa addossata su di me.

Il gruppo piano piano si disgregò ed arretrò, mi lasciò al centro della grande stanza scura. Solo allora, sfruttando i riflessi della luce che vinceva la resistenza delle spesse tende, incominciai a distinguere le diverse sagome, la disarmante bellezza di alcune, la stuzzicante peculiarità di altre.
Respiravo profondamente. C'era ben poco da parlare ora, tutto era ben chiaro. Toccava a me agire, loro sarebbero sottostate alla mia decisione. Ero lì per scegliere la mia compagna e l'avrei fatto, perbacco!


Le passai in rassegna una ad una, camminando piano, soppesando ogni singolo passo, indirizzandolo in una o in un'altra direzione. Cercavo di notare ogni piccolo particolare, guardando, annusando e toccando la loro pelle, specchiandomi nei loro occhi, accarezzando i loro cerchi perfetti, come le manopole.

Poi scorsi lei. Se ne stava lì, in un angolo, sembrava indaffarata a fare qualcos'altro ma c'era ben poco da combinare in quel salone a parte dare retta a me. La cosa mi incuriosì e decisi di rivolgerle la parola.
Lei mi vedeva ma non osava guardarmi, sapeva che mi stavo avvicinando, il suo cuore era un pistone che martellava al ritmo dei miei passi decisi.

In un attimo fui di fronte a lei e prontamente le chiesi:
"Qual è il tuo nome?"
"Rósa", mi rispose, tenendo gli occhi bassi.
"Non devi essere di qui dall'accento che hai. Da dove vieni?"
"Da lontano. Dall'oriente."
"Perchè non sei con le altre a fare la mia conoscenza? Non sei interessata a me? Non ti piaccio?"
"No, no... Non è così... Ho solo paura che Lei sia come..."

"Il suo primo marito l'ha sedotta ed abbandonata, Signore. E Rósa non si è più ripresa". Una delle altre interruppe la nostra conversazione. La zittii con un'occhiata e mi rivolsi nuovamente a Rósa:
"È così, Rósa?" La chiamai per nome e la cosa mi fece arrossire. Lei annuì tristemente.
"Non deve essere stato facile per te. Povera cara...", commentai.

Silenzio. Irreale. Come in un campo di battaglia dopo la sconfitta. Tutte le altre erano rimaste ammutolite dal mio atteggiamento.

Mi rialzai e tolsi la mano che, fuori dal mio controllo, durante la conversazione era finita per posarsi dolcemente su di lei.

Sentii di dover andare, andare via. Tutto girava intorno a me, quello che rimaneva era lo sguardo profondissimo di Rósa che avevo condiviso solo per pochi attimi. Salutai e mi ritirai. L'uomo si limitò ad alzare la testa per sincerarsi che uscissi senza provocare danni. Dovevo avere un'aria sconvolta perchè anche sull'autobus, sulla via del ritorno, la gente decise di starmi lontana.

Avevo in mente solo lei. Nei giorni seguenti l'immagine di Rósa mi apparve in ogni dove, non riuscii a chiudere gli occhi senza vederla, non riuscii a sognare senza incontrarla. La vidi in ogni inimmaginabile futuro con me. Ero esausto. Mi dichiarai vinto. Era troppo. Dovevo tornare. Dovevo capire.

Ritornai. Lei mi aspettava. Capii.



La presi con me e firmai tutte le carte, le assicurai che avrebbe avuto una vita felice, fatta di reciproco amore ed assistenza.
Il sudato gestore del salone ebbe la conferma che fossi matto e poco prima di salutarci mi disse: "Io ne ho viste di cose strane nella mia vita, ma scegliere Rósa in mezzo a tutto quel ben di Dio le supera tutte!".
Sorrisi e girai la chiave. Il suo rombo gentile mi riempì il cuore.
Rósa era perfetta, perfetta per me come io lo ero per lei. Dio li fa e poi li accoppia.

Rósa perchè è donna del sud, da amare e da rispettare, perchè è moglie, amante, madre, figlia. Tutto insieme.



Rósa perchè Pode-.



Rósa perchè Venditti le ha dedicato una canzone alla sua bellezza, quando era un cantante...



Rósa perchè è cor-rosa dai dubbi, quei dubbi che la spingono oltre le strade battute, ad errare alla ricerca della verità, della sorgente.

O Rósa, portamo lontano, fammi scoprire quello che non so, fammi andare oltre i limiti (ma non oltre il limite).

È deciso. Io e Rósa partiamo. Soli soletti.
Dove?
Ha importanza?

*L*

3.5.08

"Caco Lava"

A futura memoria, una frase che mi è stata detta ieri e che non posso non conservare nel più profondo del mio cuore.

Tutto è vuoto.

Firmato: il Serpente *L*

28.4.08

Home Sweet Home

Alcune foto scattate in questi 3 mesi a Roma.


Ti prendo e ti porto via.


La calamita.


La Tour Eiffel.


La nuvoletta.


La pizza bianca.


L'ammazzacaffè.


Fantozzi è lei?


I milgiori amici dell'uomo.


Vedi Centos.


Il mio ascensore.


Canta che ti passa.


Un antesignano.


Davanti allo studio oculistico dove ho fatto il primo controllo agli occhi.


Fede, Emilio.


Rebus.


Bravi.


Governo vecchio.


Infanzia difficile.


Bastardi.


Vedi Centos.


La pulizia prima di tutto.


Fashion victim.


Quanto sono artista.


Un vero artista.


Il circo.


L'inverno politico.


*L*

Logout

Beh, che dire.... Non saprei bene come riassumere i 3 mesi passati a Roma dal giorno del mio ritorno.... Forse la parola che meglio lo fa è: disattenzione.

Dopo aver avuto conferma totale di tutto ciò che mi sono aspettato in Casio, mi sono concentrato a risolvere un paio di questioni rimaste impigliate nelle maglie del mio andirivieni dall'Asia. Sono partito bene, molto forte, concentrato, lavoravo nell'ombra come un vero uomo d'azione. Sveglia presto e via a trottare tutto il giorno, la salute prima di tutto, poi il lavoro, infine le persone.
Non c'era nemmeno il classico hangover da ritorno, fatto di sospiri pieni di malinconoia, occhi lucidi e sguardi furtivi alle foto, agli sms, ai simboli di quello che si è stati.
Login nella vita romana. Tuttapposso.

Poi, un bel giorno, il tracollo.
Il ritrovarsi dopo un breve periodo di fruttuosa apnea a dover respirare sotto l'incombente cappa del Colosseo mi ha riportato alla realtà. Boom! Sono dentro ma non ci sto dentro.
E ora? Dubbio, incertezza. Pausa.
Sì, mi prendo una pausa di riflessione, così si dice, così ufficialmente comunicherò a chi si aspetta da me un frizzo, un lazzo, un gesto istrionico, una chiarificazione.
Pausa allora. Esco dal programma.
Sei davvero sicuro di volerti disconnettere? Sì.
Attendere prego............ ................ ................
Logout effettuato con successo.


Dormi, mangia; mangia, dormi.
Guarda la tv; spegni.
Naviga su internet; leggi la posta.
Esci nel quartiere; esci in città.
Mangia, bevi; prendi tutto e subito, che chissà quando ti ricapita.
Leggi.

Impossibile connettersi col server centrale.

Quante promesse non mantenute, quante aspettative disilluse, quante azioni non compiute.
Tutto è inutile se si è logout, è un limbo in cui niente e tutto si fondono nell'incompiuto.
Non c'è più contatto, nemmeno nel cervello. La realtà non esiste, le cose ti cascano di mano, passi attraverso le persone, attraverso i muri.

Ansia, sconcerto, cuori infranti: Luca è qui ma non riesco ad averlo un po' per me.. Ma dov'è allora? E con chi? Ma che fa durante il giorno? E la notte dove dorme? E poi perchè non risponde al telefono!

Logout.
Il telefono squlla, le email arrivano, il mondo ti vuole, la gente si avvicina. Ci sono impegni da rispettare. C'è una vita da rendere fantastica grazie alle tendine per bagno Ikea!

Hey? Mc Fly? C'è nessuno in casa?
Luca è uno spaventapasseri.

Sono il sudore freddo di Jack.
Sono il dotto biliare di Jack.
Sono il midollo allungato di Jack.
Sono la vendetta sghignazzante di Jack.
Sono la totale mancanza di sorpresa di Jack.
Sono l'ardente senso del rifiuto di Jack.

Dentro o fuori, dentro o fuori, dentro o fuori.
Poi una voce, dall'alto: "mangia la ciambella mangia la ciambella mangia la ciambella".
Poi un'altra: "è sempre meglio stare dentro che fuori".
Ok, allora login di nuovo, ma almeno un po' per cazzi miei. Va bene, papà?

*L*

23.4.08

Alcune Sconcertanti Verità

A celebrazione del centesimo post del Blog, pubblico un po' di foto scattate in Cambogia durante la fase 1.

Le metto così come vengono, un po' alla cazzo di cane. Il senso alla fine lo si trova nel nonsenso.











































Cento di questi post, Readtoluca!

*L*

Centos

Essendo questo il post 99 mi viene da pensare al prossimo, al traguardo che mi sono preposto di raggiungere nel parlare della Cambogia o, più in generale, di tutto quello che mi è successo prima di rientrare in Italia.

Ma poi il quotidiano ti riassorbe e ti salta addosso come uno spietato predatore, e allora non posso tralasciare un piccolo commento sui risultati elettorali italiani.

Premetto che il mio voto sarebbe andato a Mastella (un mito, l'unico che con 2 parlamentari in croce trova sempre una sedia al ministero da scaldare e da utilizzare per i propri interessi, qualsiasi vento tiri) prima che INGIUSTAMENTE lo tagliassero fuori dalla corsa a Palazzo Chigi. Eh, che brutta storia quella, quei maledetti magistrati corrotti e comunisti che dovrebbero fare delle analisi psicologiche prima di entrare in servizio.. E poi che bassezza tirare in mezzo anche la sua adorabile famiglia.... Non c'è più religione!

La vittoria di *oni mi ha fatto venire in mente le sigarette Centos della *oro.
Quel volubile desiderio di un po' di più, quel lasciarsi andare alle gioie di una bella sigaretta, a quegli ultimi due tiri che con una *oro normale non ti potresti permettere. Ma la normalità non fa per me, io vivo la mia vita al massimo e prendo tutto quello che mi dà. Per me solo il meglio, anzi il massimo.
Fumare uccide? Io non ho paura della morte, io. E poi questo è un piccolo vizio che non fa male a nessuno se non a me, no? Abbasso i perbenisti bacchettoni fichetti figli di papà della sinistra che vogliono instaurare il loro regime del male anche nel modo in cui IO vivo la MIA vita.
Fottetevi, io fumo. Fottetevi, perdenti dalle sigarette normali, io non pago le tasse e ometto soccorso dopo aver (giustamente) schiacciato qualche rom al semaforo col mio SUV. Erano loro sulla mia strada, ma io non accetto compromessi perchè sono un cowboy metropolitano e fumo Centos. Uno di noi, Centos di loro. Me ne frego.

*oni non ha vinto. *oni ha stravinto.
Lui ed il suo sempre più nutrito branco di iene daranno il colpo di grazia allo Stato e instaureranno un nuovo senso di nazione:
Me ne frego.
Rubo i cavi di rame dalla strada.
Strappo i fiori dai parchi.
Il mio cane caca dappertutto.
Rigo i vetri del bus.
Salto la fila.
Dico le parolacce.
Musica a tutto volume.
Rido e parlo allo stesso modo.
Mangio e bevo.
Non leggo, tanto il diploma me lo compro.
Non guardo nemmeno le figure, tanto c'è la tivvù.
La bamba e le bombe.
La fica ed il pallone.
Sono abbronzato, vesto alla moda.
Metto i video della mia ragazza su youtube.
Prendo il tuo e mi tengo il mio.
Sparo ed uccido.
Al cimitero non ci andrò mai da vivo.
Non vado mai in galera ma passo sempre dal Via ad incassare.

La cosa pubblica è cosa mia.
La cosa mia è cosa mia.
Sono italiano. Un italiano vero.


*oni = Centos.
Tutto il sapore della vittoria, con quel pizzico in più. Sul culo di tua moglie.

*L*